Intelligenza artificiale

Allucinazioni dell'AI: perché succedono e come si limitano

Un modello linguistico produce la frase più probabile, non quella vera, e una parte degli errori è strutturale. Cosa si progetta intorno perché l'errore non arrivi al cliente.

Fabio Ariotti14 min di lettura
Sette piccole sfere di pietra in fila su un piano scuro, e quella in mezzo, un po' più grande e fuori asse, è arancione

La risposta corta

Come si fa a impedire a un'intelligenza artificiale di inventare le risposte?

Non si impedisce. Un modello linguistico produce la frase più probabile, non quella vera, e i conti dicono che una parte degli errori è strutturale: sui fatti che ha incontrato una volta sola nell'addestramento sbaglia, e nessuna istruzione lo corregge. Quello che si progetta è il contorno: da dove prende le risposte, cosa non gli è permesso dire, quando deve fermarsi e passare a una persona. Un assistente che sa rispondere «questo non lo so, ti faccio richiamare» vale più di uno che risponde sempre.

«Gli ho scritto nelle istruzioni di non inventare niente.» È la frase che torna più spesso quando si parla di un assistente che ha dato una risposta sbagliata a un cliente, e descrive bene il malinteso: che l'invenzione sia un comportamento da vietare, come si vieta a un dipendente nuovo di promettere sconti.

Non funziona così. Un modello linguistico non ha un archivio da consultare e una voglia di improvvisare da tenere a bada: produce la continuazione più probabile di un testo, sempre, che la risposta la sappia o no. Quando non la sa, la frase plausibile esce con la stessa sicurezza di quella giusta. Nel gergo si chiamano allucinazioni, ed è un termine che fa più danno che chiarezza, perché suggerisce un guasto momentaneo di qualcosa che di solito sta bene.

La domanda utile è un'altra: dove si mette il modello, cosa gli si lascia dire e chi lo guarda mentre lavora.

Perché il modello inventa, e perché non è un difetto da correggere#

Ad aprile 2026 Nature ha pubblicato il lavoro di un gruppo di ricerca di OpenAI e del Georgia Tech che risponde alla domanda con dei conti invece che con delle impressioni. Il titolo dice già la tesi: valutare i modelli sull'accuratezza incentiva le allucinazioni.

Il primo pezzo riguarda l'addestramento. Un modello impara prevedendo la parola successiva su una quantità enorme di testo. Le regolarità che tornano di continuo, la grammatica, la capitale della Francia, le impara bene. I fatti che nel materiale di addestramento compaiono una volta sola no, e non è questione di quanto è grande il modello: gli autori dimostrano che il tasso di errore su quel tipo di fatti non può scendere sotto la quota di fatti visti una volta sola. Il loro esempio: se il 20% delle date di nascita compare una volta sola, un modello preaddestrato sbaglierà almeno il 20% delle date di nascita.

Il nome del tuo prodotto, la copertura della tua garanzia, la data che hai concordato con un cliente l'anno scorso sono esattamente quel genere di fatto. Un modello generico non li ha mai visti, o li ha visti una volta sola, e su quelli tira a indovinare.

Il secondo pezzo è più scomodo, perché non riguarda la tecnologia ma il modo in cui la si misura. Le classifiche su cui i modelli vengono confrontati premiano l'accuratezza: quante risposte giuste, sul totale. In un test così, rispondere a caso conviene sempre, e dire «non lo so» costa punti. È la crocetta tirata a caso in un compito in cui gli errori non tolgono niente.

Il confronto che gli autori pubblicano sui loro stessi modelli, sul test SimpleQA, è il modo più rapido per vederlo:

o4-mini GPT-5-mini
Risposte esatte 20,6% 16,0%
Risposte sbagliate 76,8% 20,8%
Domande a cui non ha risposto 2,6% 63,2%

Il primo modello vince in classifica per quattro punti e mezzo di accuratezza. Sbaglia tre quarti delle risposte, perché risponde praticamente sempre. Il secondo si astiene su due domande su tre e sbaglia un quinto delle volte.

Due avvertenze, perché quei numeri non vengano letti per quello che non sono. SimpleQA è fatto apposta di domande su fatti rari e non descrive l'assistenza clienti: nessun assistente costruito bene sbaglia tre risposte su quattro. E il confronto lo pubblica OpenAI sui propri modelli. Quello che mostra non è il tasso d'errore che avrai, ma che fra due modelli quello che sembra più bravo può essere quello che sbaglia di più, e che a separarli è soltanto la disposizione a fermarsi.

Perché scrivere «non inventare» nelle istruzioni non basta#

Le istruzioni di sistema spostano qualcosa, e vanno scritte. Ma agiscono sullo stesso meccanismo che stanno cercando di correggere: sono altro testo, che rende più probabili certe continuazioni e meno probabili altre. Non aggiungono al modello una conoscenza che non ha, e non gli danno un modo di sapere quando non sa.

Il risultato pratico si vede in tre forme, e conviene riconoscerle:

  • La risposta media. Alla domanda su una garanzia il modello risponde quello che rispondono in genere le aziende di quel settore, perché è la continuazione più probabile. Somiglia tanto alla tua da non far scattare nessun campanello.
  • Il dettaglio inventato dentro una risposta giusta. Nove righe corrette e un numero di telefono che non esiste. È la forma più difficile da vedere rileggendo in fretta.
  • La conferma compiacente. Il cliente chiede «quindi coprite anche Novara?» e il modello, che non ha l'informazione, conferma. La domanda chiusa che suggerisce la risposta è la trappola più efficace contro un assistente costruito male.

Le quattro cose che riducono l'errore davvero#

Nessuna delle quattro è una funzione da comprare. Sono decisioni di progetto, e si prendono prima di accendere qualcosa.

Legare le risposte ai tuoi documenti. La tecnica si chiama RAG, retrieval augmented generation: alla domanda del cliente il sistema cerca prima nei tuoi materiali (listino, condizioni, schede, zone servite) e passa al modello solo i pezzi pertinenti, chiedendogli di rispondere con quelli. La differenza è netta: il modello smette di dover ricordare e passa a dover leggere. Non azzera l'errore, perché resta possibile che riassuma male o che cerchi nel punto sbagliato, ma sposta il problema da «cosa sa il modello» a «cosa c'è scritto nei tuoi documenti», che è un problema tuo e quindi risolvibile. È anche il motivo per cui il lavoro vero, in un progetto del genere, è scrivere quei documenti.

Restringere quello che può dire. Un assistente non deve poter parlare di tutto. Prezzi, tempi di consegna, disponibilità, garanzie, casi particolari: sono le condizioni a cui vendi, e un errore lì non è una figuraccia, è un impegno che ti trovi addosso. Su quelle materie la risposta giusta non è una risposta migliore, è nessuna risposta: si dichiara la fascia scritta sul sito, oppure si passa la richiesta a una persona. Il perimetro va deciso per iscritto prima, non ricavato dai reclami dopo.

Dargli un modo per fermarsi. È il punto che quasi nessun fornitore mette a preventivo, ed è quello che il lavoro su Nature rende difficile ignorare: un sistema che non ha mai il permesso di astenersi risponderà sempre, anche quando non sa. Fermarsi vuol dire avere una strada d'uscita già scritta, del tipo «su questo ti faccio richiamare, mi lasci un numero?», e vuol dire che quella strada porta a una persona che quel giorno risponde davvero. Un assistente che si ferma senza consegnare a nessuno è solo un assistente che perde la richiesta.

Mettere una persona dove l'errore costa. In letteratura si chiama human in the loop, e la traduzione onesta è: decidere in anticipo in quali punti il software deve smettere di decidere. Le forme sono tre e non costano uguale.

Dove sta la persona Come funziona Quando conviene
Prima Il sistema prepara, una persona approva, poi parte Preventivi, comunicazioni a un cliente, qualunque cosa impegni l'azienda
Dopo, a campione Tutto parte da solo, ogni settimana qualcuno rilegge un campione Risposte informative ripetitive, dove il singolo errore costa poco
All'eccezione Parte da solo, ma su casi definiti si ferma e chiama Reclami, richieste fuori perimetro, importi sopra una soglia

La forma più cara è la prima e non serve dappertutto. La forma più pericolosa è la seconda quando è dichiarata e non fatta: un registro delle conversazioni che nessuno apre è indistinguibile dall'assenza di controllo.

Dove l'errore costa poco e dove costa caro#

Il rischio non è distribuito in modo uniforme, e questa è la parte da guardare prima di scegliere che assistente costruire.

Orari di apertura, indirizzo, se un servizio esiste o no: qui l'errore si corregge con un messaggio, e il costo è un po' di imbarazzo. Prezzi, tempi, garanzie, disponibilità: qui l'errore diventa un'aspettativa che il cliente ha il diritto di aver maturato. Dati personali, informazioni sanitarie, importi: qui non è più materia di progetto di un chatbot, è materia da valutare con chi di dovere prima di accendere qualsiasi cosa.

La regola pratica sta in una domanda sola: se questa risposta fosse sbagliata, me ne accorgerei io o se ne accorgerebbe il cliente? Tutto quello che sta nel secondo gruppo vuole una persona nel giro.

Cosa ne pensa chi vigila, in Italia#

Non è più solo una questione di buon senso commerciale. Il 21 aprile 2026 l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha chiuso il procedimento PS12973 nei confronti della società turca che offre in Italia il servizio di intelligenza artificiale NOVA AI Chatbox. Quello che l'Autorità contestava, fin dall'avvio del maggio 2025, è scritto in modo utile a chiunque metta un assistente davanti ai clienti: la mancanza di

un'informativa sufficientemente chiara, immediata e intellegibile per i consumatori circa […] il fatto che i modelli di IA offerti potrebbero incorrere in quelle che in gergo tecnico prendono il nome di «allucinazioni»

cioè, sempre con le parole del provvedimento, «situazioni in cui, a fronte di un dato input inserito da un utente, il modello di IA genera uno o più output contenenti informazioni inesatte, fuorvianti o inventate». L'ipotesi era una pratica commerciale scorretta ai sensi degli articoli 20, 21 e 22 del Codice del consumo. Il procedimento si è chiuso senza accertare l'infrazione, perché l'azienda ha assunto impegni che l'Autorità ha reso obbligatori: fra questi, un avviso sotto la finestra di dialogo, in italiano, che dice «Le risposte dell'IA potrebbero non essere accurate. Assicurati di verificare che le informazioni siano corrette».

Va detto con precisione quanto vale per te, perché la distanza esiste: quel caso riguarda chi vende accesso a modelli di IA come servizio, non l'artigiano che mette un assistente sul proprio sito. Ma il criterio con cui l'Autorità ha ragionato è più largo del caso: l'informazione sulla possibilità che le risposte siano inventate è considerata essenziale perché il consumatore scelga in modo consapevole, e la sua omissione incide anche «sulle decisioni che a valle di tale utilizzo possano essere adottate nella convinzione (errata) che gli outputs ottenuti siano pienamente attendibili».

L'altro obbligo, quello dell'articolo 50 dell'AI Act, è cosa diversa e riguarda la trasparenza sul fatto che dall'altra parte c'è un software: è in vigore dal 2 agosto 2026 e sta in un articolo suo. Sono due cose separate. Dichiarare di essere un'intelligenza artificiale non dichiara che può sbagliare, e viceversa.

Come la mette ArtCode#

Negli agenti AI che ArtCode costruisce, le quattro decisioni di sopra si prendono prima del preventivo, non dopo la consegna: da quali documenti si risponde, cosa l'assistente non può dire, dove si ferma, chi rilegge. Sono righe del documento di consegna, e sono anche il motivo per cui sugli agenti il canone mensile non è un accessorio: leggere le conversazioni e correggere il perimetro è lavoro che non finisce, come per la differenza fra un'automazione e un agente.

La parte meno comoda da dire in una trattativa è questa: un assistente costruito bene risponde a meno domande di uno costruito male. Si ferma più spesso, passa più richieste a una persona, e in demo fa una figura peggiore. La differenza si vede sei mesi dopo, in quello che non è successo.

Domande frequenti#

Un modello più recente allucina di meno?#

In generale sì, e la tendenza è quella. Ma la parte strutturale non sparisce con la versione: sui fatti che nel materiale di addestramento compaiono una volta sola l'errore resta, e i tuoi dati aziendali sono precisamente quel tipo di fatto, ammesso che ci siano finiti. Cambiare modello migliora il margine, non cambia il progetto.

Basta un avviso tipo «le risposte potrebbero non essere accurate»?#

Va messo, ed è quello che l'AGCM ha ottenuto nel caso NOVA. Ma è un'informazione dovuta al cliente, non una liberatoria: le sentenze su chatbot che avevano detto il falso, in Canada come in Germania, hanno imputato l'errore all'azienda che aveva il chatbot sul sito. Serve, e non basta.

Se le risposte vengono dai miei documenti, l'errore è finito?#

No, si riduce e cambia forma. Restano tre modi per sbagliare: il documento giusto non viene trovato, viene trovato e riassunto male, oppure il documento è aggiornato al listino dell'anno scorso. Il terzo è il più frequente, ed è il motivo per cui la manutenzione di quello che l'assistente sa è la voce di costo che si sottovaluta sempre.

Come faccio ad accorgermi che sta sbagliando?#

Leggendo le conversazioni, a campione e con una cadenza fissa. I due segnali da cercare non sono gli errori evidenti, che li segnala il cliente, ma le risposte molto sicure su cose molto specifiche e le domande chiuse a cui l'assistente ha risposto «sì». Se il pannello delle conversazioni non lo apre nessuno da un mese, non hai un sistema sorvegliato: hai un sistema acceso.

Conviene fargli dire più spesso «non lo so»?#

Sì, e va deciso a tavolino su quali materie. Il rischio di un assistente che si astiene troppo è che diventi inutile e il cliente scriva lo stesso a te; il rischio opposto è che risponda al posto tuo su cose che ti impegnano. Fra i due, il secondo costa di più.

Le fonti, se vuoi controllare#

  • Kalai A. T., Nachum O., Vempala S. S., Zhang E., Evaluating large language models for accuracy incentivizes hallucinations, «Nature» 653, 1047-1051 (2026), pubblicato il 22 aprile 2026: pagina dell'editore e testo integrale libero su PubMed Central. Il limite inferiore legato ai fatti che compaiono una volta sola, l'esempio delle date di nascita, e il confronto fra o4-mini e GPT-5-mini su SimpleQA da cui vengono i numeri della tabella
  • Autorità garante della concorrenza e del mercato, provvedimento n. 31935 del 21 aprile 2026, procedimento PS12973, NOVA AI Chatbox/informativa su «allucinazioni» (testo del provvedimento, PDF): la condotta contestata, gli articoli 20, 21 e 22 del Codice del consumo, gli impegni resi obbligatori e il testo dell'avviso in italiano
  • Decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo), testo su Normattiva: articoli 20 e 21 sulle pratiche commerciali scorrette e ingannevoli, articolo 22 sulle omissioni ingannevoli
  • Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), testo in italiano su EUR-Lex: articolo 50 per gli obblighi di trasparenza, applicabili dal 2 agosto 2026

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