Come funziona

Di chi sono il dominio, l'hosting e gli accessi del tuo sito

Dominio, hosting e accessi: cosa deve essere intestato a te, cosa dicono i regolamenti e come verificarlo in cinque minuti, prima di firmare.

Fabio Ariotti7 min di letturaAggiornato il
Una chiave di ottone appoggiata su tre lastre di pietra impilate, il bordo di quella in mezzo arancione

La risposta corta

Di chi sono il dominio, l'hosting e gli accessi?

Il dominio e gli accessi devono essere tuoi: il dominio registrato con i tuoi dati, gli accessi su un profilo di cui sei proprietario e non solo utente invitato. L'hosting invece è un servizio: può gestirlo il fornitore, purché nel contratto sia scritto cosa porti via se il rapporto finisce. Che il dominio sia tuo non è una buona pratica ma una regola del Registro .it, e si verifica in cinque minuti senza un tecnico.

C'è una domanda che quasi nessuno fa prima di firmare, e che diventa un problema serio il giorno in cui vuole cambiare fornitore: a nome di chi è intestato il dominio?

Non è una questione tecnica. È una questione di proprietà.

Cosa succede quando non è intestato a te#

Il dominio è l'indirizzo del tuo sito. Se è registrato a nome dell'agenzia che te lo ha fatto, quell'indirizzo non è tuo: è loro, e te lo lasciano usare. Finché il rapporto funziona non te ne accorgi. Quando finisce, te ne accorgi tutto insieme.

Nella pratica succedono tre cose, in quest'ordine.

La prima: chiedi di spostare il sito da un'altra parte e ti viene detto che "non è così semplice". La seconda: esce una cifra per il trasferimento, che nessuno aveva nominato prima. La terza: se decidi di non pagarla, riparti da un dominio nuovo, e perdi tutto quello che quell'indirizzo aveva accumulato in anni di biglietti da visita, insegne, schede Google e link ricevuti da altri siti.

Perché finisca così non serve malafede. Basta che nessuno abbia messo la cosa per iscritto all'inizio.

Le tre cose da controllare prima di firmare#

Sono tre, e vanno verificate separatamente perché stanno in posti diversi.

  • Il dominio. Registrato con i tuoi dati, con la tua email come contatto amministrativo. Non con l'email dell'agenzia. Qui l'intestazione è tutto: il dominio è l'indirizzo, e l'indirizzo non si ricompra.
  • L'hosting. È il servizio che tiene acceso il sito, e a differenza del dominio si cambia: un sito fatto bene si sposta da un hosting all'altro senza essere riscritto. Quello che conta non è l'intestazione, ma che nel contratto sia scritto cosa porti via se il rapporto finisce (il codice e i contenuti) e a che condizioni. Se invece l'hosting lo paghi tu direttamente, la fattura deve arrivare a te.
  • Gli accessi. Pannello del sito, casella email, scheda Google, account pubblicitari. Tutti con un utente che sei tu, e non solo un utente che ti è stato creato dentro l'account di qualcun altro.

Dominio e accessi con l'etichetta «intestato a te», hosting con l'etichetta «servizio, con uscita scritta»
Dominio e accessi si intestano. L'hosting si contratta.

L'ultimo punto è quello che salta più spesso. Avere un accesso non vuol dire essere il proprietario: se il profilo principale è di un altro, quell'altro può toglierti quando vuole. Sulla scheda Google la differenza ha due nomi, ed è scritta nella documentazione di Google:

Sulla scheda Google può… Proprietario Gestore
Aggiungere e togliere utenti sì no
Eliminare il profilo sì no
Gestire contenuti, foto e risposte sì sì

Se sei gestore della scheda della tua azienda, la scheda non è tua.

Non è una gentilezza del fornitore: sta scritta nei regolamenti#

Su un dominio .it la parola giusta è Registrante, e il regolamento del Registro .it (versione 7.1, §2.3) dice che il Registrante «è l'unico soggetto responsabile della richiesta di registrazione e dell'uso del nome a dominio». Non l'agenzia che lo ha comprato per tuo conto. Il Registrante.

Nello stesso documento c'è la riga che serve il giorno in cui vuoi spostarti. Un dominio .it si trasferisce da un fornitore a un altro con un codice, l'AuthInfo. Nel glossario dello stesso regolamento l'AuthInfo è la «password di autorizzazione utilizzata dal Registrante per la richiesta di operazioni specifiche»: non un codice tecnico del fornitore, una password che è tua. E consegnarla non è una cortesia: «è obbligo del Registrar comunicare al Registrante l'avvenuta registrazione del nome a dominio e il codice "Authinfo" ad esso associato». Se lo chiedi e non arriva, non stai chiedendo un favore che ti possono negare.

Due linee del tempo a confronto: nell'ordine sbagliato il cambio di intestatario precede il trasferimento e in mezzo ci sono sessanta giorni fermi; nell'ordine giusto il trasferimento viene prima e la linea non si interrompe
Le stesse due operazioni, invertite: nel primo caso costano due mesi.

Come si verifica in cinque minuti#

Non serve un tecnico.

  1. Cerca il tuo dominio nel whois, il registro pubblico di chi ha cosa. Per i .it quello ufficiale è il Web Whois del Registro .it: si scrive il nome senza www e si vede a chi è intestato. Se il registrante è una persona fisica che non ha acconsentito alla pubblicazione, i dati non compaiono. È una tutela della privacy prevista dalla policy del Registro, non un trucco: in quel caso chiedi al fornitore la schermata del pannello.
  2. Riprendi il preventivo e cerca la riga su cosa succede se te ne vai: cosa porti via e a che costo. Se quella riga non c'è, è la prima domanda da fare al fornitore.
  3. Apri la scheda Google della tua azienda e guarda se risulti proprietario o solo gestore: la pagina di Google spiega cosa cambia fra i due, e la differenza è tutta lì.

Tre riquadri in fila collegati da frecce: whois, a chi è intestato il dominio; preventivo, la riga su come si esce; scheda Google, proprietario o gestore
Tre controlli, in quest'ordine, e nessuno richiede un tecnico.

Se qualcosa non torna, non è ancora un disastro: quasi tutto si può trasferire. Diventa complicato solo quando lo scopri mentre stai già litigando.

Il momento giusto per chiederlo è prima di firmare, quando la risposta non costa niente a nessuno.

Come sta scritto nei preventivi di ArtCode#

Dominio e accessi sono intestati a te dal primo giorno. L'hosting lo gestisce ArtCode, ed è parte del servizio: il tuo sito gira sullo stesso hosting di questo, monitorato e dentro i tempi che Google misura sulle visite vere. E la riga che questo articolo ti dice di cercare, cioè cosa porti via se il rapporto finisce e a che condizioni, nei preventivi di ArtCode c'è, scritta voce per voce prima della firma.

Gli accessi sono anche il motivo per cui i sette giorni di costruzione partono dai materiali completi e non dalla firma: finché una password manca, non c'è niente su cui costruire.

Non è generosità: è la condizione minima perché tu possa scegliere di restare invece di doverlo fare.

Le fonti, se vuoi controllare#

Parlarne non costa niente.
Restare così, sì.

Venti minuti al telefono, quando fa comodo a te: la telefonata la fa ArtCode, tu scegli solo giorno e ora. Racconti come lavori e ne esci sapendo cosa si può fare, in quanto tempo e con che ordine di spesa. E se ArtCode non è la scelta giusta per il tuo caso, te lo dice per prima.